Maria Valtorta en 1943

"L'Évangile tel qu'il m'a été révélé"
de Maria Valtorta

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Le décret de mise à l'Index des livres prohibés


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TABLE DES MATIÈRES

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Les passages de l'œuvre qui parlent de Maria Valtorta

Dictée de Jésus : la place qu'on doit accorder aux œuvres de voyantes et leur mission de porte-parole

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Le 6 janvier 1960, (voir l'historique) l'Osservatore Romano", organe officiel du Vatican, publie un article anonyme commentant le décret de mise à l'Index de "L'Évangile tel qu'il m'a été révélé", en date du 16 décembre 1959, que le journal reproduisait par ailleurs. Voici l'article dans sa version intégrale, puis ses commentaires :

Texte original italien

Fac-similé du journal

Traduction française

Dall'Osservatore Romano di mercoledì 6 gennaio 1960

UNA VITA DI GESÙ MALAMENTE ROMANZATA

In altra parte del nostro Giornale è riportato il Decreto del S. Offizio con cui viene messa all'Indice un'Opera in quattro volumi, di autore anonimo (almeno in questa stampa) edita all'Isola del Liri. Pur trattando esclusivamente di argomenti religiosi, detti volumi non hanno alcun "imprimatur", come richiede il Can. 1385, 1 n.2 C.I.C. L'Editore, in cui una breve prefazione, scrive che l'Autore, "a somiglianza di Dante ci ha dato un'opera in cui, incorniciati da splendide descrizioni di tempi e di luoghi, si presentano innumerevoli personaggi i quali si rivolgono e ci rivolgono la loro dolce, o forte, o ammonitrice parola. Ne è risultata un'Opera umile ed imponente: l'omaggio letterario di un dolorante infermo al Grande Consolatore Gesú". Invece, ad un attentato lettore questi volumi appaiono nient'altro che una lunga prolissa vita romanzata di Gesù. A parte la vanitá dell'accostamento a Dante e nonostante che illustri personalitá (la cui indubbia buona fede è stata sorpresa) abbiano dato il loro appoggio alla pubblicazione, il S. Offizio ha creduto necessario metterla nell'Indice dei Libri proibiti. I motivi sono facilmente individuabili da chi abbia la certosina pazienza di leggere le quasi quattromila pagine di fitta stampa.

Anzitutto il lettore viene colpito dalla lunghezza dei discorsi attribuiti a Gesù e alla Vergine SS.ma; dagli interminabili dialoghi tra i molteplici personaggi che popolano quelle pagine. I quattro Vangeli ci presentano Gesú umile, riservato; i suoi discorsi sono scarni, incisivi, ma della massima efficacia. Invece in questa specie di storia romanzata, Gesù è loquace al massimo, quasi reclamatistico, sempre pronto a proclamarsi Messia e Figlio di Dio e ad impartire lezioni di teologia con gli stessi termini che userebbe un professore dei nostri giorni. Nel racconto dei Vangeli noi ammiriamo l'umiltà ed il silenzio della Madre di Gesú; invece per l'autore (o l'autrice) di quest'opera la Vergine SS.ma ha la facondia di una moderna propagandista, è sempre presente dappertutto, è sempre pronta ad impartire lezioni di teologia mariana, aggiornatissima fino agli ultimissimi studi degli attuali specialisti in materia.

Il racconto si svolge lento, quasi pettegolo; vi troviamo nuovi fatti, nuove parabole, nuovi personaggi e tante, tante, donne al seguito di Gesù. Alcune pagine, poi, sono piuttosto scabrose e ricordano certe descrizioni e certe scene di romanzi moderni, come, per portare solo qualche esempio, la confessione fatta a Maria da una certa Aglae, donna di cattivi costumi (vol. I, p.790 ss.), il racconto poco edificante a p.887 ss. del I vol., un balletto eseguito, non certo pudicamente, davanti a Pilato, nel Pretorio (vol. IV, p.75), etc.

A questo punto viene, spontanea una particolare riflessione: l'Opera per la sua natura e in conformità con le intenzioni dell'autore e dell'Editore, potrebbe facilmente pervenire nelle mani delle religiose e delle alunne dei loro collegi. In questo caso, la lettura di brani del genere, come quelli citati, difficilmente potrebbe essere compiuta senza pericolo o danno spirituale. Gli specialisti di studi biblici vi troveranno certamente molti svarioni storici, geografici e simili. Ma trattandosi di un... romanzo, queste invenzioni evidentemente aumentano il pittoresco e il fantastico del libro. Ma, in mezzo a tanta ostentata cultura teologica, si possono prendere alcune... perle che non brillano certo per l'ortodossia cattolica. Qua e là si esprime, circa il peccato di Adamo ed Eva, un'opinione piuttosto peregrina ed inesatta. Nel vol. I a pag. 63 si legge questo titolo: "Maria puó essere chiamata la secondogenita del Padre": affermazione ripetuta nel testo alla pagina seguente. La spiegazione ne limita il significato, evitando un'autentica eresia; ma non toglie la fondata impressione che si voglia costruire una nuova mariologia, che passa facilmente i limiti della convenienza. Nel II vol. a pag. 772 si legge: "Il Paradiso è Luce, profumo e armonia. Ma se in esso non si beasse il Padre, nel contemplare la Tutta Bella che fa della Terra un paradiso, ma se il Paradiso dovesse in futuro non avere il Giglio vivo nel cui seno sono i Tre pistilli di fuoco della divina Trinità, luce, profumo, armonia, letizia del Paradiso sarebbero menomati della metà".
Qui si esprime un concetto ermetico e quanto mai confuso, per fortuna; perché se si dovesse prendere alla lettera, non si salverebbe da severa censura. Per finire, accenno ad un'altra affermazione strana ed imprecisa, in cui si dice della Madonna: "Tu, nel tempo che resterai sulla Terra, seconda a Pietro ”come gerarchia ecclesiastica..” (il corsivo é nostro. N.d.R.).

L'Opera, dunque, avrebbe meritato una condanna anche se si fosse trattato soltanto di un romanzo, se non altro per motivi di irriverenza. Ma in realtà l'intenzione dell'autore pretende di piú. Scorrendo i volumi, qua e là si leggono le parole "Gesù dice...", "Maria dice..."; oppure: "Io vedo..." e simili. Anzi, verso la fine del IV volume (pag. 839) l'autore si rivela... un'autrice e scrive di essere testimone di tutto il tempo messianico e di chiamarsi Maria (Valtorta).

Queste parole fanno ricordare che, circa dieci anni fa, giravano alcuni voluminosi dattiloscritti, che contenevano pretese visioni e rivelazioni. Consta che allora la competente Autorità Ecclesiastica aveva proibito la stampa di questi dattiloscritti ed aveva ordinato che fossero ritirati dalla circolazione. Ora li vediamo riprodotti quasi del tutto nella presente Opera.

Perciò questa pubblica condanna della Suprema S. Congregazione è tanto piú opportuna, a motivo della grave disobbedienza.

Osservatore Romano, le mercredi 6 janvier 1960

UNE VIE DE JÉSUS MAL ROMANCÉE

Dans une autre partie de notre journal, est reproduit le Décret du Saint-Office mettant à l'Index une œuvre en quatre volumes, d'un auteur anonyme (au moins dans cette édition) publié à Isola del Liri. Bien que traitant exclusivement de sujets religieux, ces volumes n'ont pas le moindre "imprimatur", comme le requiert le Canon 1385, 1 n.2 C.I.C. Les éditeurs dans une courte préface écrivent que l'auteur, "à l'image de Dante nous a donné une œuvre dans laquelle, au milieu de splendides descriptions des temps et des lieux, se présentent d'innombrables personnages qui nous adressent leur parole, soit douce, soit forte, comme admonition. Il en résulte une œuvre humble et imposante : l'hommage d'un malade qui souffre au Grand Consolateur Jésus". En réalité un lecteur attentif ne voit rien d'autre dans ces volumes qu'une longue et prolixe vie romancée de Jésus. A part le rapprochement présomptueux avec Dante et malgré les personnalités illustres (dont l'incontestable bonne foi a été surprise) qui ont apporté leur appui à la publication, le Saint-Office a cru nécessaire de la mettre dans l'Index des Livres prohibés. Les motifs sont évidents pour qui aura une patience de Chartreux, de lire ces presque quatre mille pages.

Avant tout le lecteur est frappé par la longueur des discours attribués à Jésus et à la très sainte Vierge; et les interminables dialogues entre de nombreux personnages qui peuplent ces pages. Les quatre Évangiles nous présentent un Jésus humble et réservé ; ses discours sont brefs et incisifs, mais toujours très efficaces. Par contre dans cette espèce d'histoire romancée, Jésus est loquace à l’extrême, en véritable publicitaire, toujours prêt à se proclamer Messie et Fils de Dieu et à faire des exposés de théologie dans les termes mêmes qu’emploierait un professeur de nos jours. Dans le récit des Évangiles nous admirons l'humilité et le silence de la Mère de Jésus ; par contre pour l'auteur (ou l'auteure) de cette œuvre la très sainte Vierge a la faconde d’une propagandiste moderne ; elle est présente partout, toujours prête à donner des leçons d’une théologie mariale mise à jour selon les plus récentes études des spécialistes actuels en la matière. Le récit se déroule au rythme lent de vains bavardages ; on y trouve de nouveaux faits, de nouvelles paraboles, de nouveaux personnages et tout un cortège de femmes à la suite de Jésus. Quelques pages sont plutôt scabreuses et, par certaines descriptions et certaines scènes, rappellent des romans modernes, ainsi, pour donner seulement quelques exemples, la confession faite à Marie d'une certaine Aglaé, femme de mauvaise vie (vol. I, p.790 ss.), le récit peu édifiant aux pp. 887 et ss. du vol., une danse exécutée, certainement pas d'une façon pudique, devant Pilate, dans le Prétoire (vol. IV, p.75), etc. Cela suscite spontanément cette remarque particulière : l’œuvre, par sa nature et conformément aux intentions de l'auteur et des éditeurs, pourrait facilement tomber entre les mains de religieuses et des étudiantes de leurs collèges. Dans ce cas, la lecture de passages de ce genre... pourrait difficilement être faite sans danger ou dommage sur le plan spirituel. Les spécialistes des études bibliques y trouveront certainement beaucoup d’erreurs historiques, géographiques et autres. S'il ne s'agit que d'un… roman, ces inventions augmentent évidemment le pittoresque et le fantastique du livre. Au milieu d’un si grand étalage de connaissances théologiques, on peut cueillir quelques …perles qui ne brillent certes pas par leur orthodoxie catholique. Ici et là s’exprime, au sujet du péché d’Adam et Ève, une opinion plutôt extravagante et inexacte. Au volume 1, page 63, on lit sous ce titre : "Marie peut-être appelée seconde-née du Père", affirmation répétée en tête de la page suivante. Les précisions, tout en évitant une hérésie authentique, n’enlèvent pas l’impression fondée qu’on veut construire une nouvelle mariologie qui dépasse facilement les bornes de la conformité théologique. Dans le volume II, page 772, on lit : "Le Paradis est lumière, parfum et harmonie. Mais si le Père ne se délectait pas, dans la contemplation de la Toute Belle qui fait de la Terre un paradis, mais si le Paradis devait dans le futur ne pas avoir le Lis vivant dans le sein duquel sont les Trois pistils de feu de la divine Trinité, la lumière, le parfum, l'harmonie et la joie du Paradis seraient diminués de moitié". On présente une notion hermétique et plus confuse que jamais, ce qui est heureux, car si on devait la prendre à la lettre, elle n’échapperait pas à une censure sévère. Pour finir, signalons une autre affirmation étrange et imprécise, dans laquelle on dit de la Madone : "Toi, pendant le temps que tu resteras sur Terre, tu seconderas Pierre ''comme hiérarchie ecclésiastique''. (Les italiques sont de nous. N.d.R.).

L’œuvre aurait donc mérité une condamnation même s’il ne se fût agit que d’un roman, ne serait-ce que pour des raisons d’irrévérence. Mais en réalité l’intention de l’auteur va plus loin encore. En parcourant les volumes, çà et là on lit les mots "Jésus dit…", "Marie dit…" ; ou bien : "Je vois..." et d'autres semblables. Et, vers la fin du volume IV (pag. 839) l’auteur se révèle une femme qui déclare avoir été témoin de tout le temps messianique et se nommer Maria (Valtorta).

Ces mots évoquent des souvenirs d’il y a environ une dizaine d’années, alors que circulaient certains textes dactylographiés volumineux, qui contenaient de prétendues visions et révélations. On sait qu’alors l’autorité ecclésiastique compétente avait défendu l’impression de ces textes dactylographiés et avait ordonné qu’ils soient retirés de la circulation. Et maintenant nous les voyons reproduits presque en entier dans la présente œuvre.

Cette condamnation publique de l’œuvre par la Suprême Sacrée Congrégation est donc d’autant plus opportune, qu’il s’agit de désobéissance grave.

Commentaires
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Sur l'article

 Ce texte, anonyme, est un article paru dans un organe officiel et non un acte officiel de l'Église : il ne saurait engager la foi et les bonnes mœurs. Le décret, publié en latin, est par contre un acte engageant un dicastère de l'Église, le Saint-Office, [1] mais non son magistère infaillible réservé au seul Pape. D'ailleurs l'Index a été aboli en droit dès 1966 : Il n'existe plus. [2] Certains entretiennent volontiers l'amalgame.

 Le décret de mise à l'Index a été publié non pas en 1956, date de sortie du premier volume de l'œuvre, (ce qui aurait été logique), mais en 1959 à la sortie du dernier et "sans le préavis normal d'une admonition" prévue par les procédures, note l'éditeur [3]. Cela correspond à "l’élection de Jean XXIII, qui favorisait une décentralisation marquée du gouvernement de l’Église par rapport à ses dicastères" autrement dit qu'il faisait confiance. On se trouve donc plus dans les agitations et les flottements de l'Église préconciliaire que dans une chasse à l'hérétique.

 Nous conjecturons que l'auteur anonyme de l'article est le Père Girolamo Berruti, o.p. (dominicain) un des deux commissaires du Saint-Office chargés, en 1949, de l'imprimatur. Si cela avait été Mgr Giovanni Pepe, il aurait probablement signé son article. L'auteur laisse percer son agacement à la réception de l'œuvre : 4.000 feuillets à lire, soit l'équivalent de 6 à 8 ramettes de papier ! L'article qui tourne assez vite aux allusions et aux généralités laisse supposer qu'il n'en a pas achevé la lecture.

 L'article (et la date à laquelle intervient la mise à l'Index) confirme le soutien apporté à l'œuvre par le Pape précédent, Pie XII et Mgr Carinci, Préfet de la Congrégation des Rites sacrés, (Congrégation pour la cause des saints). L'article dit en effet : "malgré les personnalités illustres (dont l'incontestable bonne foi a été surprise) qui ont apporté leur appui à la publication…" cet épithète ne peut s'appliquer qu'à des hautes personnalités du Vatican et non aux PP. Berti, Migliorini ou Roschini.

Sur le contenu
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 L'article fait plus le procès des procédures, qui n'ont pas été respectées, que d'un contenu contraire à la foi (Cf. son introduction et sa conclusion) : Cela vaut mieux, car on cherche en vain l'hérésie. Tout juste pointe-t-il une hérésie "évitée de justesse". L'internaute peut juger lui-même de cette "hérésie".

L'article dit en effet "on lit sous ce titre : "Marie peut-être appelée seconde-née du Père", affirmation répétée en tête de la page suivante. Les précisions, tout en évitant une hérésie authentique, n’enlèvent pas l’impression fondée qu’on veut construire une nouvelle mariologie qui dépasse facilement les bornes de la conformité théologique". Après la lecture du chapitre incriminé, l'internaute pourra se référer à ce que dit le Pape Jean-Paul II : Marie "s'enracine dans le Mystère trinitaire et dans la vérité de l'Incarnation du Verbe de Dieu" [4]. Concept qu'il reprend dans son entretien avec André Frossard. [5]. Ce ne semble pas être contraire aux "bornes théologiques" !

 "Ici et là s’exprime, au sujet du péché d’Adam et Ève, une opinion plutôt extravagante et inexacte". Cette accusation relevée par l'article a été reprise plus tard par un jésuite américain, le P. Mich Pacwa. Cet auteur pointe une "erreur théologique" : l'œuvre de Maria Valtorta affirmerait que la tentation d'Ève a d'abord été un éveil sensuel de sa chair, qu'elle a commencé le péché toute seule et l'a achevé avec son compagnon. L'Écriture n'en dirait rien, seulement la secte Moon (!). Cet écho amplifié à l'article de l'O.R. renvoie à une "dictée" de Jésus reportée dans l'œuvre (chapitre 24, page 104) : "C'est par elle (Ève) que l'homme est devenu rebelle à Dieu et qu'il a connu la luxure et la mort. C'est par elle qu'il n'a plus su dominer ses trois règnes : de l'esprit, parce qu'il a permis que l'esprit désobéisse à Dieu; de la conduite morale, parce qu'il a permis que les passions le dominent; de la chair, parce qu'il l'a rabaissée au niveau des lois instinctives des brutes. "Le Serpent m'a séduite" dit Ève. "La femme m'a offert le fruit et j'en ai mangé" dit Adam. Et la triple concupiscence s’attache alors aux trois règnes de l'homme." Malheureusement pour le P. M. Pacwa, Maria Valtorta ne fait qu'exprimer ce que dira presqu'intégralement, un demi-siècle plus part, le Catéchisme de l'Église catholique sur la concupiscence et son origine (§ 2514 et 2515).

* "La confession faite à Marie d'une certaine Aglaé, femme de mauvaise vie". L'internaute jugera au chapitre concerné s'il s'agit de pages "scabreuses" ou d'une simple illustration des publicains et des prostituées qui précèderont les pharisiens dans le Royaume de Dieu (Matthieu 21,31-32).

* Sur "la danse exécutée, certainement pas d'une façon pudique, devant Pilate, dans le Prétoire". Ce n'est pas devant Pilate, mais devant Hérode, (dont on connaît la réaction à la danse de Salomé) qu'a lieu cette scène (page 227). On y cherchera les descriptions "scabreuses" promises.

* L'article signale pour finir "une autre affirmation étrange et imprécise, dans laquelle on dit de la Madone : "Toi, pendant le temps que tu resteras sur Terre, tu seconderas Pierre ''comme hiérarchie ecclésiastique''. Ce passage (page 451) dit : "Dès maintenant je te les confie (les apôtres), ma Mère. Souviens-toi de ces paroles : je te les confie. Je te donne mon héritage. Je n'ai rien sur la Terre qu'une Mère […] et mon Église, et elle je la confie à toi. […] Toi, pendant le temps que tu resteras sur la terre, venant après Pierre dans la hiérarchie ecclésiastique, lui Chef et toi fidèle, mais la première avant tous comme Mère de l'Église puisque tu m'as enfanté Moi, Chef de ce Corps mystique". L'internaute se reportera à ce dit le Catéchisme de l'Église catholique sur Marie, Mère de l'Église et jugera si cela est si "étrange".

* L'article de l'O.R. appuie sa dénonciation d'une "vie de Jésus mal romancée" en notant que "on y trouve de nouveaux faits, de nouvelles paraboles, de nouveaux personnages et tout un cortège de femmes à la suite de Jésus". Passe encore que l'auteur de l'article n'ait pu connaître le Catéchisme de l'Église catholique (§ 514) qui écrit, trente ans plus tard à propos de Jésus : "Presque rien n’est dit (dans les Évangiles) sur sa vie à Nazareth, et même une grande part de sa vie publique n’est pas relatée", mais il aurait du mieux lire son Nouveau Testament. Jésus, dans une dictée à Maria Valtorta devance en effet son objection : "Mais ce fait n'est pas mentionné dans les Évangiles. Comment peut-elle dire : "J'ai vu ceci ?". A eux, je réponds par les paroles des Évangiles" et il cite Matthieu 4, 23 – 11,5 – 11,21-23 – Marc 3,7-8 – Luc 7,22 - 8,1-2 – Jean 6,1-2 et surtout 21,24-25. Mais que l'auteur de l'article se rassure : si tout n'est pas dit dans les Évangiles, "Ce qui a été écrit, l’a été " pour que vous croyez que Jésus est le Christ, le Fils de Dieu, et qu’en croyant vous ayez la vie en son nom " (Jean 20, 31)".

* Ainsi donc, l'auteur qui intitulait son article "Une vie de Jésus mal romancée" aurait du l'intituler "Une condamnation mal étayée". Il n'est pas étonnant que l'Église, par la suite, n'ait jamais repris à son compte la teneur de cet article, seule une certaine Polémique l'a fait.

 

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[1] La Sacrée Congrégation du Saint Office est l'héritière de la Sainte-Inquisition. Elle fut remplacée par la Congrégation pour la Doctrine de la foi aux termes du Décret "Integrae Servandae" du Pape Paul VI, le 7 décembre 1965.

[2] Le Décret d'abolition de l'Index des livres prohibés (Notificatio de indicis librorum prohibitorum conditione) a été publié sous la signature du Cardinal Ottoaviani, Préfet de la nouvelle Congrégation pour la Doctrine de la foi dans l'Osservatore Romano du 15 juin 1966. Il est référencé dans les actes officiels du Saint-Siège (Acta Apostolicæ Sedis) : Le Préfet précise qu'après avoir consulté le Saint Père, l'Index, avec la censure qui lui était accolée, est supprimé. Il conserve toute fois une valeur morale. L'Église exprime sa confiance dans la conscience mature des fidèles, des auteurs et des éditeurs catholiques. La Congrégation se tient prêt à soutenir les conférences épiscopales auxquelles échoient désormais le rôle de dénonciation des livres éventuellement nocifs.

[3] Postface de l'éditeur, Tome 10, page 5

[4] "Ma vocation, don et mystère", p. 42, cité dans la lettre à la famille Montfortaine, 2002.

[5] Parlant du Traité de st Louis Grignon de Montfort "Il s'en est suivi que la dévotion de mon enfance et même de mon adolescence envers la Mère du Christ a fait place à une nouvelle attitude, une dévotion venue du plus profond de ma foi, comme du cœur même de la réalité trinitaire et christologique. Alors qu'auparavant je me tenais en retrait de crainte que la dévotion mariale ne masque le Christ au lieu de lui céder le pas". André Frossard, dialogue avec Jean Paul II, « N'ayez pas peur ! », 1982, p. 184-185